Altri articoli...

Mauro Forghieri, un genio della meccanica

Peccato non essere riuscito ad andare al “Passion day Ferrari” al Museo dell’auto verso fine gennaio, avrei rivisto volentieri Mauro Forghieri (ph), un genio della meccanica, incontrato alla fine degli anni '70 a Maranello, durante una visita alla sala corse, dove sotto un telone di olona stavano già assemblando il motore turbo da 1500 cc. della futura Ferrari 126 C. che corse negli anni dal 1981 al 1984. La 126C, un'auto che Gilles Villeneuve portò al debutto nel le prove del Gran Premio d'Italia del 1980 e nel 1981 vincendo il G.P. di Monaco e quello di Spagna, con un trenino di ben 4 macchine dietro di lui, che pur agguantandolo nelle curve, non riuscivano a passarlo data la superiorità della 126C (Ferrari non Fiat…) sugli allunghi dritti grazie alla extra potenza del turbo; e purtroppo ci perse pure la vita nell’1982 nel tragico e terribile schianto occorso sul circuito belga di Zolder.

 

Ma non è per quello che  vorrei re-incontrare Forghieri, ma è per rendergli sacra ed onorevole giustizia, dopo oltre 35 anni, nell'attribuirgli il merito di avere pensato per primo a mettere i comandi del cambio sul volante, soluzione tecnica, mai pensata e/o realizzata da qualcuno. Da qualche parte, dovrei ancora avere, le fotografie scattata nella sala corse Ferrari, dove si vedono le 312 B di Villeneuve e Pironi, con i due pulsantini (fissati alle razze del volante) che tramite un comando pneumatico, azionavano il cambio a "salire" ed a "scendere" le varie marce. Purtroppo, il comando pneumatico, non era così veloce nella risposta, come invece lo sarà quello elettronico (15 anni dopo), quando il "Mago" Barnard, ri-spolverando la vecchia idea e soluzione di Forghieri di spostare sul volante il controllo del cambio, permise ai piloti Ferrari di ben figurare nelle competizioni, potendo usare ambo le mani sul volante in curva, anche quando era necessario cambiare marcia.


In merito alla definizione "B" = Boxer, l'articolo è corretto, il motore della 312 non era un "boxer" (motore che richiede i cilindri contrapposti per annullare le forze di inerzia del 1° e del 2° ordine), ma era un 12 Cilindri a "V" di 180°, cosa molto diversa che lo rendeva meno brutale e più morbido nell'erogare la potenza e la coppia. All'epoca della 312, il vantaggio di avere in partenza un baricentro molto basso, era considerato un fattore vincente, in quanto il largo uso di leghe leggere, fibra di carbonio ed anche il berillio per i basamenti, erano di la a venire, cosa che oggigiorno, consentono la realizzazione di auto di 150-200 Kg. sottopeso, che vengono riportate in peso, con accurati bilanciamenti con i pani di piombo, che oltre ad abbassare il baricentro riescono a "bilanciare” la macchina, sia in senso longitudinale (importante in curva) che in senso trasversale, decisamente importante in frenata per non fare andare la macchina a destra o sinistra ed obbligare il pilota a continue correzioni: chiedere ai piloti della Tyrrel a 6 ruote, che in frenata avendo 4 ruote davanti avevano un perno permanente su cui l'auto ruotava ed in curva sovrasterzava di brutto, proprio per l'eccessiva aderenza dell'avantreno..


Il motore Boxer, molto piatto e basso, aveva il difetto - allora considerato trascurabile - di essere molto largo, che rendeva difficile l'evacuazione dei flussi d'aria nel retrotreno (i vantaggi dell'effetto Coca-Cola, dovevano ancora venire correttamente valutati…) creando quindi un tappo aerodinamico, che riduceva di fatto l'efficienza aerodinamica del retrotreno della macchina, creando una "resistenza" passiva che "frenava" l'auto. Concetti immediatamente intuiti da Forghieri che volle per il motore della futura 126C una struttura a "V" di 120° (126 voleva significare 120° a 6 cilindri), concetti, poi adottati da tutti gli altri.


Per capire l'importanza della aerodinamica in un'auto di F1, basta pensare con quale e quanta cura, oggigiorno, i progettisti attuali studiano e convogliano con pinne verticali, i flussi d'aria che escono dal retrotreno delle attuali F1. Scivoli ed estrattori di generose dimensioni, che stanno lentamente, ma inesorabilmente, apparendo nella coda di macchine potenti e prestigiose, al fine di avere una efficienza aerodinamica ottima, ma non per ricerca della velocità, ma per una riduzione sostanziale dei consumi. (2 feb./F. Scopinich – ph FormulaPassion.it)

 


Ogier, sesto filotto al Rally di Montecarlo

Sébastien Ogier e Julien Ingrassia (ph, di S. Romeo), l'equipaggio campione del mondo in carica, ha aperto il Mondiale Rally 2019 nel migliore dei modi, vincendo l'87esima edizione del Rallye Monte-Carlo, la sesta di fila per Ogier, e lo ha fatto centrando la vittoria alla prima gara dopo il ritorno in Citroën Racing. Un successo sudato fino in fondo, perché Thierry Neuville, Nicolas Gilsoul e la Hyundai i20 Coupé WRC numero 11 sono stati avversari durissimi da battere: 2"2 il vantaggio con cui Ogier ha vinto il Rallye Monte-Carlo. Citroën Racing, inoltre, ha centrato oggi la vittoria numero 100 nel WRC, proprio nell'anno del centenario della Casa francese.


Meritano però un applauso per la grande gara che hanno fatto anche Thierry Neuville e Nicolas Gilsoul. L'equipaggio punta di diamante di Hyundai Motorsport si è dovuto accontentare del secondo posto per un inezia, dopo 3 giorni di gara un distacco davvero irrisorio ha diviso i due contendenti. Il loro rammarico più grande è legato all'errore fatto nella PS6 quando, in uscita da una curva veloce, ha imboccato la strada sbagliata al bivio successivo, probabilmente ingannati anche dal ghiaccio presente sull'asfalto di quella prova. L'errore è costato quasi 20" al belga e forse è stato proprio in quel momento che ha perso la gara.

Completa il podio la Toyota Yaris WRC Plus numero 8 di Ott Tanak e Martin Jarveoja. L'estone era partito forte nelle prime due speciali di giovedì, ma poi una foratura lo ha costretto a dire addio ai sogni di gloria. Sembrava impossibile vederlo rimontare anche solo per una posizione sul podio. Bella anche la lotta per il quarto posto, con Loeb che è riuscito ad avere la meglio nei confronti di Latvala proprio nelle ultime due prove di questo Rallye Monte-Carlo. Kris Meeke ha chiuso al sesto posto la gara d'esordio da pilota ufficiale Toyota.


Per quanto riguarda il WRC2, invece, a sorpresa ha vinto Gus Greensmith al volante dell'ormai obsoleta Ford Fiesta R5 EVO2. Il pilota britannico era l'unico in grado di poter mettere pressione a Kalle Rovanpera e alla sua Skoda Fabia R5. Il giovane finlandese, però, si è messo fuori gioco da solo già nella PS1, finendo per tamponare la Ford Fiesta WRC Plus di Teemu Suninen finita nel fosso pochi minuti prima.


Una menzione speciale la meritano gli italiani in gara, primi e diciassettesimi  assoluti Matteo Gamba ed il genovese Nicola Arena, a bordo di una Ford Fiesta R5, nonostante il pilota non corresse da quasi 3 anni hanno effettuato una gara regolare e con grande caparbietà sono arrivati in un’ottima posizione. Per concludere il “podio virtuale” tra i nostrani, a bordo di una Skoda Fabia R5, Caffoni – Minazzi, e ventunesimi assoluti alla prima partecipazione al Montecarlo Alessandro Gino con alle note Danilo Fappani, mentre un guaio in assistenza ha rallentato la bella corsa dell’ingauno Manuel Villa, con Daniele Michi, che ha chiuso 24 assoluto. (28 gen./N. Rettagliati)

 


L’87° Rallye di Montecarlo è già in moto

84 gli equipaggi al via con notevole presenza di italiani


L’edizione 2019 del Rallye di Montecarlo, la gara più prestigiosa del mondiale WRC in programma da domani notte a domenica, è già in moto. Si preannuncia, per gli appassionati, un appuntamento molto interessante che vedrà sfidarsi sulle tortuose stradine francesi molti  pretendenti. A partire dai campioni Ogier - Ingrassia (ph, by S. Romeo), che debutteranno sulla Citroën C3 WRC con il numero 1 sulle portiere e favoriti della vigilia. Il pilota di Gap non avrà vita facile, il Montecarlo è sempre un’incognita ma dopo le sue vittorie con la Ford ora che è tornato ad un team del tutto ufficiale deve mantenere il ruolo di leader. Ad aiutarlo il compagno Esapekka Lappi, un talento su cui Citroën ha puntato per il futuro.


A contrastarla lo squadrone Hyundai. Neuville - Gilsoul sicuramente ci metteranno del loro per contrastare i concorrenti avversari. Neuville viene a Montecarlo per vincere e soprattutto deve mettere dietro il suo primo rivale, in questo caso il “cannibale” Sebastian Loeb, che disputerà la prima delle sei gare in programma. Loeb, con l’inseparabile Elena, ha un compito arduo, debuttare su auto nuova, con pochi test e con un po’ di stanchezza derivata dalla Dakar che hanno disputato con una Peugeot. Tra le fila della Hyundai Motorsport il giovane e sempre carico Andreas Mikkelsen, che parte libero e cercherà di migliorare i risultati passati nella gara monegasca.


La Toyota, team campione del mondo costruttori 2018, conta su Ott Tanak: l’estone dovrà cercare di battere la concorrenza; il team Gazoo di Tommi Makinen ha altri due piloti sulle Yaris WRC, Jari Matti Latvala e Kris Meeke entrambi elementi di vertice. Infine la Ford M-Sport, il team di Wilson: la prima guida sarà affidata al finlandese Teemu Suninen, giovane di talento che deve dimostrare di poter competere nel WRC per qualcosa di importante; quindi ci sarà Elfyn Evans, il gallese che ha dimostrato di essere un’ottima seconda guida meritando sul terreno la riconferma; terzo pilota sarà l’ex campione del WRC2 Pontus Tidemand, per lui una Fiesta WRC sia qui che in Svezia.

 

Dopo gli undici equipaggi a bordo delle WRC Plus (prioritari del mondiale) vedremo all’opera i due piloti del WRC2 PRO, categoria al debutto al Montecarlo. Gus Greensmith (Ford Fiesta R5) e Yoann Bonato (Citroën C3 R5) correranno con la “vecchia” categoria di WRC. Subito dopo il WRC2, che vedrà all’opera solo piloti privati, riflettori puntati sulle due VW Polo R5 di Ciamin e Veiby, quindi il talentuoso francese Formaux sulla Fiesta e De Mevius (C3) e poi due equipaggi italiani iscritti a questo campionato: “Pedro” - Baldaccini (Hyundai i20) e Manuel Villa – Daniele Michi (Skoda Fabia). Se gli equipaggi del WRC2 sono pochi non lo sono le vetture R5: la lotta in questa categoria interesserà Rovanpera, Munster, Yates, Burri, Raoux, Baffoun (Fabia), Katsuta (Fiesta), Sarrazin (Hyundai), Knapick (DS3) e Pierrat (Polo).

 

Tra i privati al via anche un bel numero di italiani. A bordo delle performanti  R5 correranno Nucita - Princiotto (i20), Caffoni - Minazzi (Fabia), Gamba - Arena (Fiesta), Gino - Fappani (Fabia), Riccio - Cicognini (Fiesta), Gecchele - Peruzzi (Fabia), Paccagnella - Ferrara (Fiesta), Marenco - Pieri (Fiesta) e Patera - Barone (Fabia).


Prima di loro alla partenza la Citroën DS3 WRC di Mauro Miele e Luca Beltrame a completare la griglia delle 12 WRC partenti. Solo due le RGT presenti: il campione del WRC 3 Brazzoli, con Mometti, sulla Fiat 124 Abarth, e il canadese Crerar su Porsche 997.

Altri italiani in gara: Gasperetti - Ferrari (Clio R3T), Coti Zelati, con la genovese Emanuela Revello (DS3 R3T), Somaschini - Marchetti (DS3 R3T), Blanc - Lattanzi (208 R2), Dionisio - Grimaldi (208 R2), Arengi - Bordignon (208 R2), Covi - Ometto (208 R2) e Antonucci - Antonucci (Twingo R1). (23 gen./N. Rettagliati)

 


Al via in Perù la “Parigi – Dakar”: 10 tappe in 10 giorni

Tra i 21 partecipanti italiani anche il centauro imperiese Maurizio Gerini


“Con la sabbia e le dune peruviane si torna al dna originario della Dakar africana” assicura Etienne Lavigne, organizzatore della 41^ edizione della gara di rally più estremo e lungo tra i raid. La “Dakar”, che prende il nome dal primo percorso inaugurato nel 1978, con partenza da Parigi e arrivo nella capitale senegalese, nel corso dei decenni ha cambiato scenari e quest’anno, per la prima volta, si svolge tutta all’interno di un unico paese, il Perù.


Partita oggi, dalla capitale dello stato sudamericano, per affrontare un percorso che si snoderà in dieci tappe (5.541 chilometri) per altrettanti giorni, con rientro nella stessa Lima giovedì 17 gennaio: le tappe prevedono il 70% circa di gara nel deserto e, in particolare, la quarta e la quinta tappa saranno “Marathon”, ovvero senza alcuna assistenza meccanica. Ci sarà poi l’introduzione di una classifica secondaria, nella quale confluiranno tutti coloro che si sono ritirati dalle prime tappe, con la possibilità di rientrare in gara dopo il giorno di riposo e andare a costituire una graduatoria a parte (regola condivisa anche nel mondo del rally).

 

Le categorie sono cinque anche quest’anno e prevederanno la partecipazione di auto, moto, quad, camion e side-by-side. L’ultima è stata la rivelazione del decennio, tanto che il campione dell’edizione Dakar 2018, Ignacio Casale, dopo il quad ha deciso di esordire quest’anno proprio con il piccolo fuoristrada, definendo la SxS (acronimo di side-by-side) come “la categoria del futuro”. A competere saranno in tutto 334 veicoli, 135 debuttanti, 17 donne (tra cui la peruviana Gianna Velarde, la prima biker a prendere parte alla Dakar) e 61 nazionalità diverse (a rappresentare l’Italia, 21 atleti).

 

Il rally raid del 2019, inoltre, vedrà tra i suoi partecipanti anche i piloti Nicola Dutto, italiano di 49 anni, e Lucas Barron, peruviano e che di anni ne ha 25: prima volta per entrambi, ma anche per la gara che li ospiterà. Il piemontese Dutto sarà, infatti, il primo pilota paraplegico a partecipare e lo farà in sella alla sua moto KTM, opportunamente modificata da lui stesso, per essere adeguata alle proprie esigenze: questa sarà dotata di un roll-bar per proteggere le gambe, uno schienale su misura e comandi al manubrio. Lucas Barron, invece, gareggerà con a fianco il padre Jacques, e diventerà il primo pilota con la sindrome di Down a sfidare le tappe e i deserti della Dakar, che si conferma ancora un volta una gara senza confini o barriere: perché, come insegna la storia di Thierry Sabine, padre della Dakar, il deserto fa paura solo se ti lasci impaurire.


Una menzione particolare la merita Maurizio Gerini (ph) che rappresenterà per la seconda volta la provincia di Imperia in questo duro Raid. L’alfiere del Team Solarys di Castiglion Fiorentino lo scorso anno - alla sua prima apparizione alla Dakar - ha trionfato nella categoria Marathon, ovvero quella dedicata alle moto di serie, in sella alla sua Husqvarna. Il pilota di Chiusanico è riuscito a mostrare le sue abilità classificandosi ventiduesimo assoluto. (7 gen/N. Rettagliati)


Alla Villa Duchessa di Galliera in una bella giornata di sole

Un vecchio proverbio recita: “Rosso di sera Buon tempo si spera”, ed effettivamente, lo scorso lunedi 24 Pomeriggio, il sole al tramonto ha regalato un cielo infuocato che molto faceva ben sperare sulla giornata successiva di Natale. Effettivamente, la giornata di Natale ha confermato in pieno le ottimistiche previsioni della sera precedente.


Avendo per alleata una splendida giornata ci siamo recati a Voltri a decisi a visitare il parco della Villa Duchessa Galliera, Un bellissimo parco lasciato dalla Duchessa Galliera alla città di Genova, ma le cui origini risalgono al 1675 quando i Marchesi Brignole Sale acquistarono un palazzotto ed alcuni terreni coltivati da Nicolò Mandillo. I marchesi, impegnando ingenti investimenti iniziarono i lavori per la sistemazione del palazzo e del giardino prospiciente ad esso, realizzando l’ampia terrazza per ospitare il giardino all’Italiana, provvedendo alla sistemazione di ninfei e grotte attorno all’edificio.


Soltanto agli inizi del Secolo XVII con Anna Pieri Brignole Sale, la villa di Voltri registra gli interventi più significativi, quando nel 1803 commissiona ad Andrea Tagliafichi lo studio e la realizzazione di un progetto di Giardino all’Inglese; di cui oggigiorno, rimangono alcune tracce solo nel “Bosco Ceduo”, nella “Valletta del Leone”, nei “Givi” e nel “Caffè”. Ma l’opera del Tagliafichi, non si limitò solo alla realizzazione del Giardino all’inglese, ma intervenne anche nel migliorare l’interno del palazzo che, grazie agli interventi nel 1770 da parte di di Giuseppe Canepa, si era già abbellito della originale “Sala delle Conchiglie” e di un “Teatro”.

Dopo appena mezzo secolo dal primo intervento del Tagliafichi, un ulteriore sostanziale progresso, fu fortemente voluto dalle sorelle Luisa e Maria Brignole Sale (La Duchessa di Galliera), che nel 1865 chiamarono il paesaggista Monzese Giuseppe Rovelli, che oltre a dovere integrare fra loro le aree appena acquistate conglobandole con le aree create dal Tagliafichi, ebbe la geniale intuizione non solo di importare delle piante esotiche ma di progettare e realizzare il castello e l’imponente cascata del Belvedere.


La storia della di Maria Brignole Sale (Duchessa di Galliera), merita di essere raccontata; nasce da Antonio ed Artemisa Negrone, bene educata cresce colta e raffinata ed in giovane età va in sposa al Marchese Raffaele De Ferrari. Con grande coraggio, la coppia decide di trasferirsi a Parigi, investendo i propri beni in grandi opere tra cui la costruzione del Canale di Suez realizzata da Ferdinando di Lesseps, che intuendo la geniale idea del progetto presentato dall’Italiano Luigi Negrelli, portò a compimento un’opera, per quei tempi, ciclopica.


Ma il contraltare di tanta fortuna nei beni materiali, fu la perdita del primogenito Andrea, e la rinuncia dei beni da parte del secondogenito Filippo. Affranta ed addolorata da tali nefasti avvenimenti, la Duchessa si dedicò ad opere filantropiche per le città di Genova e Parigi. Gli Ospedali Galliera, l’acquedotto De Ferrari Galliera non sono che un piccolo esempio delle opere filantropiche messe in atto dalla Duchessa, che scelse come ultima definitiva dimora la Villa a Voltri dove è tutt’ora sepolta al Santuario di N.S. delle Grazie all’interno del parco di Voltri.


Pronti, e ben disposti ad ammirare tutto ciò che il Parco poteva offrire, salite le rampe che portano alla parte superiore della terra del Giardino all’Italiana, constatiamo amaramente che il parco è chiuso, e chiedendo spiegazioni scopriamo che la sventolata del 30 Ottobre, ha causato la caduta di oltre 60 alberi secolari, che hanno completamente ostruito le strade di accesso ai vari luoghi del parco. Secondo l’addetto ai lavori, considerando la notevole mole di lavoro, e l’attuale velocità di avanzamento dei lavori stessi, il parco non potrà essere nuovamente agibile, prima di Febbraio – Marzo 2019.


Vista la situazione negativa, siamo stati costretti a tornare indietro, ripromettendoci, di riprovare più in là nel tempo, con condizioni meteo più favorevoli, la visita al Parco le cui attuali attrazioni principali, sono: La valletta dei Leoni, Il recinto dei Daini, Il Santuario di N.S. delle Grazie, I Givi e La fortezza Medioevale, Il Belvedere con le sue Cascate, La collezione di Azzalee, Il bosco Mediterraneo, Le Terrazza, L’Agrumeto, ed Il Ninfeo all’esterno, mentre all’interno della Villa, a volte è possibile visitare il Teatro realizzato nel 1770 da Giuseppe Canepa.


Rimandandovi alla prossima visita, spero più fruttuosa, vi auguriamo un Felice anno nuovo! (30 dic./Flavio Scopinich)