Dopo 53 anni la verita’ sul rapimento di Juan Manuel Fangio

   Esclusiva intervista di Quattroruote ai membri del commando di “barbudos” rivoluzionari che nel 1958 rapirono il più grande pilota di tutti i tempi, Juan Manuel Fangio, a poche ore dall’inizio del Gran Premio dell’Avana. Per incontrare i protagonisti e scoprire i retroscena della vicenda che cambiò per sempre la storia del Paese caraibico il mensile di Editoriale Domus è sbarcato a Cuba riuscendo tra l’altro a riportare sull’isola, grazie all’appoggio dell’associazione culturale Amigos de Fangio e dell’ambasciata italiana all’Avana, una Maserati GranCabrio, in onore della Casa con cui Fangio corse. “..il nostro ordine era di far tutto, anche a rischio della nostra vita, piuttosto che torcergli un capello” racconta l’ottantaduenne Manuel Munez, che spiega come la volontà di rapire il pilota fosse nata già l’anno precedente in occasione del primo Gran Premio voluto da Batista, ma rimandata per scarsa pianificazione. Con prodigiosa memoria descrive come il commando s’infiltrò alla cena, presso il ristorante dell’Hotel Lincoln, in cui Fangio e la sua squadra avrebbero deciso la strategia di corsa (che oltre al rapimento registrò un incidente mortale): “ad avvicinarlo fu Manolo Uziel, una montagna d’uomo con un coraggio da leone. Gli puntò la pistola alle costole….”. Un rapimento durato 27 ore e meglio definito dal commando “una detenzione patriottica”: l’argentino - presto rilasciato - venne portato in visita a moglie e figli dei sequestratori, rilasciò autografi, parlò a lungo con i custodi che lo trattenevano nella casa più bella tra quelle a loro disposizione. Angel Fernandez Vila, altro superstite, svela come Fangio riuscì a mantenere sangue freddo e come li prese in giro per la pessima guida. E precisa “il rapimento di Fangio non fu certamente l’atto più eroico di quegli anni, ma è quello che ci diede per la prima volta una forte visibilità fuori da Cuba”. Su Quattroruote di giugno, in edicola - l’intervista integrale e i racconti di quelli che Fangio continuò sempre a chiamare affettuosamente “i miei amici sequestratori”. (27 mag.)