Ci ha lasciato Walter Bulfoni

L'automobilismo ligure ha perso un altro suo degno rappresentante. Ci ha lasciato a ottantuno anni, sconfitto da una letale malattia, il genovese Walter Bulfoni, uno dei piloti che hanno fatto la storia del rallysmo genovese: la sua attività agonistica, infatti, si articolò tra la fine degli anni Sessanta ed i primi dei Settanta. Nel suo curriculum agonistico diverse corse in salita, con le Mini Cooper 1300 inglesi, e parecchie stagioni nei rally nazionali italiani alla guida di diversi modelli della gloriosa Lancia Fulvia Hf 1600: ne possedette anche una blasonata - che utilizzò per due o tre anni e conservò a lungo con cura e gelosia – con un passato da “muletto” personale del sanremese Amilcare Ballestrieri, all’epoca pilota ufficiale della Lancia e suo coetaneo.


Pilota di livello, umile, sincero, riservato e bonariamente burbero, Walter Bulfoni amava i cani, che spesso si portava dietro durante le ricognizioni delle gare, e, nella vita di tutti i giorni, conduceva un distributore di benzina in quel di Sturla, adiacente l’officina del fratello Alberto, anche lui pilota. Portacolori della scuderia del Grifone, è stato anche tra i soci dell'associazione sportiva che gestì non senza difficoltà la mitica Pista di Quota 1000, a Torriglia, impianto adibito ad ospitare gare di autocross, e, negli anni delle corse, divise l’abitacolo principalmente con il compianto Roberto Lanzi e con il genovese Luis Schenone, all’epoca uno dei navigatori italiani più quotati.

 

"Nel 1974 - ricorda Luis Schenone - corsi il rally internazionale di Saluzzo in coppia con suo fratello Alberto con la Mini Cooper gruppo 2: non avevamo grosse velleità, se non quella di tentare di aggiudicarci il gruppo, ma a metà gara si accese la spia dell'olio e fummo costretti al ritiro. In parco chiuso incontrammo Walter, che era in palese sofferenza per il disagio manifestato dal suo occasionale giovane navigatore. Visto che ci eravamo ritirati, Alberto mi invitò a salire sulla vettura con il fratello: era notte e, per non farmi identificare, indossai un maglione sulla tuta e mi misi gli occhiali da sole... Nel secondo giro, al terzo passaggio sulla speciale di Colle Sampeyre, centrammo in pieno un grosso sasso con la ruota anteriore sinistra, la vettura si mise di traverso, capottammo diverse volte e poi scivolammo per ben 78 metri. Ci prendemmo un brutto spavento e lì, praticamente, si chiuse la carriera agonistica di Walter. L'anno prima, insieme, eravamo arrivati secondi assoluti al 1° rally di San Giacomo di Roburent". (1 dic.)